SHH!
L’unica risposta consentita ad ogni tua domanda è il silenzio.

Lunedì, acqua.
Martedì, acqua.
Mercoledì, acqua.
Giovedì, acqua.
Venerdì, acqua.
Sabato, Rhonda bivacca sul letto disfatto, discinta. La pelle madida e arrossata. Il vinile gira a vuoto, ma fa niente. C’è pur sempre Lenka che canta.
Il ventilatore del soffitto ha smesso di funzionare due sere fa. Nessuno s’è ancora preso la briga di ripararlo. Intanto, proliferano le zanzare. Abbiamo tutti bolle gonfie e rosse per il sudore e per il tanto grattare.

Ci ha appena raggiunti Didot, da un viaggio incomprensibilmente lungo.
Ti trovo in forma! – dice Didot.
Sono sopraffatto – dico io – Ho il cancro.

Rhonda, tamburellando l’indice sullo zigomo, ha un occhio che ci vuole guardare e l’altro che vuole dormire. Lo smalto fuxia dell’unghia sembra ancora più vivo sul blu della sua lunga occhiaia.

Ciò che diviene il cuore di uomo quando arriva qui è… – taccio.
A che pro parlare, se è solo dalla tomba che nessuno ritorna?

L’energico e atletico Didot non capisce. Fa avanti e indietro sulla battigia, ci sprona a ballare. Solo chi lo vive sa quanto sia arduo, impossibile parlare della nausea che assale un uomo e che gli impedisce di svolgere qualsiasi normale attività, costringendolo all’indolenza. Anch’io vi ho ceduto. Lo stesso è accaduto a Rhonda e a Lenka; e quanto più disperata la nostra situazione, tanto più frequenti e lunghi sono gli attacchi.

Breve la vita, e agitata e senza pace, come le onde che ora si infrangono ai nostri piedi e il cui verso morente è il nostro ultimo requiem. Queste non sono parole mie; le ho tutte rimodellate come le ricordo. Deve essere perché ogni vita muore ed ogni morte rivive.

Io e Rhonda recitiamo il SALMO dell’IMPICCATO:

Ecco, nella colpa sono stato generato,
Nel peccato mi ha concepito mia madre.
Ma tu vuoi la sincerità del cuore
E nell’intimo mi insegni la sapienza.
Purificami con issopo e sarò mondato;
Lavami e sarò più bianco della neve.
Fammi sentire gioia e letizia,
Esulteranno le ossa che hai spezzato.
Distogli lo sguardo dai miei peccati…

Didot si ferma a guardare.